Daily Archives: 19 June 2017

Le spese di vitto, alloggio e trasporto per i professionisti

Con le modifiche apportate dalla Legge 81/2017 al comma 5 dell’articolo 54 del Tuir, a far data dal 1° gennaio 2017 trovano applicazione le nuove regole fiscali in tema di deduzione delle spese per vitto, alloggio e formazione professionale sostenute dal professionista.

Le modifiche riguardano:

  • – il venir meno dei limiti di deducibilità previsti fino al 2016 (75% della spesa e 2% dei compensi percepiti): ne consegue che le spese sostenute dal professionista per l’esecuzione dell’incarico e addebitate analiticamente al committente saranno integralmente deducibili;
  • – le spese sostenute direttamente dal committente, che non costituiscono più compenso in natura per il professionista, il quale quindi non deve provvedere all’inserimento delle stesse in fattura con la conseguenza che il committente può dedurre le spese sostenute sulla base delle ordinarie regole fiscali;
  • – le spese per la formazione del professionista, che diventano deducibili per intero, comprese le connesse spese di vitto e alloggio, nel limite annuo di 10.000 euro annui.

In conseguenza di queste modifiche, le spese sostenute dal professionista per l’esercizio della professione possono essere suddivise in diverse categorie:

  • – le spese di carattere generale: si tratta delle spese legate alla gestione dello studio nella sua complessità e non alla singola prestazione resa. Tali spese non sono oggetto di rimborso se si esclude la possibilità di addebitare in fattura una percentuale del compenso a titolo di indennità delle spese di studio che corrisponde ad un vero e proprio incremento del valore della prestazione resa e quindi dell’imponibile delle imposte dirette e indirette.
  • – le spese sostenute in nome e per conto del cliente: è il caso delle fatture saldate dal professionista ma intestate al cliente per le quali il professionista effettua solo un anticipo di carattere finanziario. In tal caso si verifica da parte del professionista solo l’anticipo del saldo della prestazione dallo stesso fruita. Il professionista, al solo scopo di riavere indietro la somma, ne inserirà il valore nella propria fattura. L’importo non costituirà imponibile ne ai fini delle dirette ne delle indirette. Il committente potrà detrarsi l’Iva relativa al costo sostenuto dal professionista e allo stesso tempo ne dedurrà il costo in quanto la certificazione del corrispettivo è emessa a suo nome.
  • – le spese sostenute in nome e per conto proprio, ma relative ad un specifico incarico professionale (tali spese devono sempre essere debitamente e analiticamente documentate dal lavoratore autonomo): in tal caso dal 2017 egli potrà dedurre il relativo costo al 100%, ma dovrà iscrivere in fattura il rimborso soggetto a ritenuta e Iva, nonché tassarlo ai fini delle imposte dirette in modo che, per effetto del rimborso stesso, l’operazione sia per lui neutra e la detrazione/deduzione finale spetti a chi ha realmente sostenuto la spesa, ovvero il committente.
  • – le spese prepagate da parte del committente: in tal caso il professionista non è più obbligato ad emettere relativa fattura, in quanto per esse viene meno la presunzione di reddito in natura. Il committente riceve direttamente fattura da chi presta il servizio alberghiero o di trasporto, non deve comunicare alcunché al professionista (il quale a sua volta emette fattura solo per la propria competenza) e deduce/detrae rispettivamente il costo e l’Iva.

Contratto di prestazione occasionale per le micro imprese

L’art. 54-bis del DL 50/2017 reintroduce la possibilità di usufruire di prestazioni di lavoro occasionale da parte di soggetti privati e da parte di professionisti e micro imprese: i primi tramite l’acquisto del c.d. “Libretto Famiglia”, gli altri soggetti tramite il contratto di prestazione occasionale.

In particolare il contratto di prestazione occasionale può essere attivato, previa registrazione dell’utilizzatore nell’apposita piattaforma informatica INPS, da soggetti che:

  • – abbiano, alle proprie dipendenze, non più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
  • – non operino nel settore dell’edilizia;
  • – non acquisiscano la prestazione nell’ambito di un appalto di opere o servizi;
  • – non siano imprese agricole (queste ultime possono, tuttavia, servirsi di lavoro occasionale qualora l’attività lavorativa sia resa da pensionati, studenti con meno di 25 anni, disoccupati o percettori di prestazioni integrative del reddito che non siano stati iscritti, nell’anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli).

Con la registrazione nella piattaforma informatica INPS, l’utilizzatore versa le somme destinate a retribuire le prestazioni che intende acquisire. Secondo quanto disposto dal comma 16, la misura minima oraria del compenso è pari a 9 euro – ad eccezione del settore agricolo – e sono interamente a carico dell’utilizzatore la contribuzione alla Gestione separata, nella misura del 33% del compenso, nonché il premio INAIL, nella misura del 3,5%.
Per i prestatori i compensi percepiti sono esenti da imposizione fiscale, risultano irrilevanti ai fini dello status di disoccupato e sono, infine, computabili ai fini del calcolo del reddito necessario al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno.

Come avviene per il “Libretto Famiglia”, anche nell’ambito del contratto di prestazione occasionale l’utilizzatore è obbligato a comunicare lo svolgimento della prestazione occasionale. In particolare, è obbligtorio trasmettere, tramite la piattaforma informatica INPS o Contact Center e almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, una dichiarazione che contenga:

  • – i dati anagrafici e identificativi del prestatore, che sarà avvisato con SMS o messaggio di posta elettronica dell’avvenuta comunicazione;
  • – il luogo e l’oggetto della prestazione;
  • – il compenso pattuito, in misura non inferiore a 36 euro per prestazioni non superiori a 4 ore continuative nell’arco della giornata;
  • – l’ora di inizio e di fine della prestazione o, se imprenditore agricolo, la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a 3 giorni.

Qualora la prestazione lavorativa preventivamente comunicata non dovesse avere luogo, l’utilizzatore potrà revocare la comunicazione trasmessa all’INPS entro i 3 giorni successivi al giorno indicato per lo svolgimento. In mancanza, l’INPS procederà comunque al pagamento delle prestazioni e all’accredito dei contributi previdenziali e assicurativi.

Con riguardo all’impianto sanzionatorio, l’art. 54-bis prevede una sanzione amministrativa (da 500 a 2.500 euro) per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione dell’obbligo di comunicazione o dei limiti disposti per gli utilizzatori.
Infine si evidenzia che, nel corso di un anno civile, le prestazioni in esame non possono dar luogo:

  • – per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi complessivi di importo superiore a 5.000 euro;
  • – per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi complessivi superiori a 5.000 euro;
  • – per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi maggiori di 2.500 euro.